Assoluzione.

Assoluzione.
Io apparentemente sono un tipo tranquillo, ma attenti, perché l’acqua cheta porta via i ponti.

Vi ho già raccontato di quanto fossero complicati i miei anni giovanili, trascorsi lontano da casa e all’ Università, che mi vedevano impegnato a sperimentare tutto ciò che potevo in materia di sesso. Rapporti omosessuali, bisessuali o eterosessuali, per me non faceva alcuna differenza; provavo avidamente tutto, perché sapevo che un bel giorno quella pacchia sarebbe finita e sapevo anche che mi sarebbe stato molto più difficile soddisfare tutte le mie curiosità nella mia città natale … e io sono un tipo molto curioso!
Quindi ci diedi dentro a più non posso, prendendo le opportune precauzioni s’intende, e cercando le persone “giuste” con cui condividere le mie esperienze. Con Richard, ma sopratutto con Giulio, condividevo quelle di carattere omosessuale e bisessuale, facendomi regolarmente rompere il culo da entrambi e creando occasioni alternative di svago (come qualche orgetta a tre), in modo da non far mai scadere il nostro rapporto nella routine. Naturalmente, nel mentre, mi sono scopato anche varie rappresentanti del sesso opposto e ho avuto anche modo di esplorare in parte l’universo trans, dal quale – devo ammetterlo – rimasi davvero stregato.
Avrei voluto studiare meglio quest’ultimo aspetto del sesso ma, ahimè, me ne è mancato il tempo, ragion per cui mi sono semplicemente limitato a farmi devastare lo sfintere a pagamento, da alcuni rappresentanti del così detto “terzo sesso”.
Ho anche provato su di me, nel mentre, il travestimento, il sesso “ruvido” (arrivando quasi a farmi violentare), il fisting anale, i clisteri ecc… La cosa più “folle” e a rischio, che ho fatto è stata quella di farmi pagare per fare del sesso con altri uomini; in buona sostanza – per essere chiari – mi sono prostituito.
Devo confessarvi che quest’ultima avventura, da me più volte consumata nelle stanze di alberghi a ore, è stata quella di cui parlo meno volentieri e che più mi ha segnato, portandomi a pensare seriamente di trasformarla in ragione di vita vera e propria. Solo grazie a Giulio, che mi fece riflettere su alcuni aspetti, mi tirai fuori da quella situazione che mi stava coinvolgendo e consumando anima e corpo.
Comunque, in quegli anni, ho cercato sempre di soddisfare le mie curiosità senza mai fare del male a nessuno, e credo di esserci riuscito quasi sempre. Certo, ci sono delle cose che ho sbagliato e che non rifarei più, e ci sono delle persone che, purtroppo, ho involontariamente ferito; tuttavia è inutile piangere sul latte versato. Meglio fare tesoro delle esperienze negative e andare avanti per la propria strada.
Non ho mai cercato assoluzioni di sorta per il mio comportamento, anche se un giorno mi successe un fatto veramente particolare.

Erano i primi anni ’90, e mi ero appena “fidanzato” con Giada, ovvero con colei che sarebbe poi diventata la mia attuale moglie. Naturalmente io, per onestà e anche con il rischio di perderla, le avevo confessato tutto di me, dei miei gusti sessuali, delle mie relazioni passate e presenti e della mia smania di sperimentare varie esperienze.
Lei, come ovvio, fece inizialmente molta fatica ad accettare tutto ciò, ma poi, vedendo quanto intensamente io l’amassi, decise di stare con me. Io, dal canto mio, le giurai che da quel momento non l’avrei mai tradita con una altra donna; ed effettivamente così fu.
Si perché, nonostante nel mio letto continuassero a transitare vari uomini e anche qualche trans, non cercai più di avere rapporti con altre donne. Giada sapeva tutto di quel che succedeva tra me e Giulio o delle varie esperienze che avevo fatto, persino delle più scabrose, ma sapeva anche che lei era l’unica donna della mia vita.
A dirla così sembra tutto facile, ma in realtà quel periodo della mia vita è stato tremendamente complicato.

Un giorno mi chiamò al telefono Rossella, una mia cara amica di infanzia, la quale mi annunciò con tono gioioso che, da li a qualche mese, sarebbe convolata a giuste nozze con Stefano, il suo fidanzato.
Rossella era una ragazza dalle mille doti: pittrice, letterata, poetessa e donna di grande cultura, ancorché giovanissima. Pertanto devo dire che fui veramente onorato quando lei mi chiese di essere suo testimone di nozze.
Lei era però, contrariamente a me, estremamente credente e cattolica praticante, per cui si sarebbe sposata in chiesa. La cerimonia nuziale sarebbe stata tenuta dal Parroco della Cattedrale della mia città, Don Aristarco, che sapevo essere un cagacazzo di prim’ordine!
“Mi raccomando”, mi disse Rossella, “Guarda che Don Aristarco ha detto che ti devi confessare con lui, prima della cerimonia”.
“Ma possibile che tu ti debba sposare in Chiesa?”, gli dissi con tono di rimprovero, “Perché non ti sposi con rito civile, come ha fatto Ylenja?”.
“Non se ne parla neppure!”, ribatté secca lei. “So come la pensate tu e Ylenja su quest’argomento, non per niente per un periodo siete anche andati a letto assieme. Io però la penso in un altro modo; d’altronde non potremmo essere più diverse: lei è la cantante di un gruppo heavy metal, mentre io ascolto solo musica classica”.
“Quindi sarò costretto a raccontare gli affari miei a Don Aristarco?”.
“Se vuoi essere il mio testimone di nozze, penso proprio di si! d’altronde quello che ti chiedo è solo un piccolo sacrificio”.
“Ti avviso che se incomincio a parlare con lui della mia vita privata, avrò un sacco di cose da dire, alcune delle quali abbastanza particolari, e tu lo sai!”.
“Si, so quanto sia burrascosa e complicata la tua vita sentimentale e sessuale, ma d’altronde il Don è temprato. Ci vuole ben altro per turbarlo”.

Io sono figlio unico e ho sempre visto Rossella come una sorella. Così mi sono più volte confidato con lei, mettendola a conoscenza di molte delle vicende che mi hanno visto come protagonista, ma – come ovvio – non di tutte.
Ci sono storie, situazioni e persone delle quali non ho parlato praticamente con nessuno, nemmeno con Giulio, quindi potete ben capire che se fossi stato messo alle strette dal Parroco, e se avessi dovuto vuotare il sacco, sarebbe venuto fuori un ritratto poco “edificante” del sottoscritto.
Don Aristarco, poi, aveva anche fama di essere un gran pettegolo; quindi potete ben capire il motivo della mia reticenza a parlare con lui della mia vita privata.
Comunque passarono le settimane e io continuavo a dividermi tra la vita disinibita dell’Università, e quella molto più tranquilla e casta della mia città. Scelsi il regalo per Rossella, mi feci confezionare dal sarto l’abito per la cerimonia e glissavo sistematicamente sulla questione della confessione, ogniqualvolta lei cominciava a parlare dell’argomento.

Poi venne il mese di luglio e, purtroppo, si approssimò anche la data del matrimonio. Quel giorno ero nel giardino di casa dei miei genitori, all’ombra dell’albero di fico, intento a risolvere alcune equazioni in vista dell’esame di analisi due, quando mia madre si affacciò dalla porta del soggiorno.
“Tesoro, c’è Rossella che ti vuole parlare”.
Smisi di sgranocchiare la biro e dissi: “Digli di venire qui fuori. Anzi, non è che ci potresti portare qualcosa di fresco da bere? Qui si muore di caldo”. lei borbottò qualcosa di incomprensibile e sparì dietro le tende.
Rossella uscì dalla porta a vetri; era splendida. Aveva un bellissimo vestito bianco con le bretelline e la gonna lunga fino ai piedi, che faceva pendant con un cappello dello stesso colore a tesa larga.
Rimasi senza fiato, con la penna tra i denti, mentre lei si avvicinava radiosa e leggiadra come non mai. Pareva che i suoi dolci piedini non toccassero neanche l’erba del prato, ed ebbi l’impressione che il suo viso risplendesse di luce propria (scusate se mi lascio andare con questa descrizione poetica, ma era proprio una gran gnocca!).
A quella vista mi cadde la penna da bocca e l’attrezzo tra le gambe mi diventò duro all’istante. Lei mi guardò e si mise a ridere divertita.
“Però! non immaginavo che ti avrei fatto quest’effetto. Peccato che mi devo sposare con Stefano, altrimenti avrei approfittato della situazione”.
“Scusami, ma mi hai lasciato senza fiato. Sei bellissima”, dissi diventando rosso per l’imbarazzo.
Scostò la gonna di lato e si accomodò morbidamente sulla sedia da giardino di fronte alla mia.
“Eh, Ylenja si è lasciata sfuggire un bravo ragazzo. Tuttavia se non fosse stato così non avresti conosciuto Giada”.
“Si, ma volendo Ylenja è nuovamente disponibile, infatti come sai bene ha mollato definitivamente il marito qualche mese fa”.
“Già. Comunque ero venuta a chiederti quando intendi confessarti da Don Aristarco, sai mi ha telefonato l’altro giorno, ed era incazzato come una iena perché non ti ha ancora visto in chiesa”.
“Che palle!!!”, gli risposi, “Ma questo gli affari suoi non se li fa mai?”.
“Guarda che sono ANCHE affari suoi! per giunta ha minacciato che se non ti vede entro domani, salta la tua presenza come testimone”.
Io ero , a dir poco, scoglionato. Lei se ne accorse, si avvicinò e mise la sua mano sulla mia. A quel tocco mi si intostò di nuovo l’uccello.
“Dai, ti prego, fallo per me”, mi disse con voce dolce.
“Va bene”, mormorai, “Domani vado in Cattedrale e mi faccio confessare da quel mentecatto”.
“Ti ringrazio. Per me sei veramente più di un fratello”. Così dicendo si alzò e mi baciò sulla fronte; poi, con la stessa eleganza con la quale era entrata, imboccò il vialetto e sparì dietro le tende del soggiorno.
Mia madre arrivò con le bibite.
“Ma come, Rossella è già andata via?”, disse lei con il vassoio in mano.
“Si, era passata per ricordarmi di andare a confessarmi da Don Aristarco, ma sinceramente non ne ho proprio voglia”.
“Vabbè, ma che sarà mai”, disse ingenuamente lei, “Vai e fai il tuo dovere, in fondo ne vale la pena”.
“Ne vale la pena un par de balle!”, pensai dentro di me.

Il giorno dopo mi recai alla Cattedrale. Entrai e mi diressi verso il confessionale.
“Magari se sono fortunato Don Aristarco oggi non ci sarà”, riflettevo, “Forse mi confesserà qualche altro prete meno antipatico e ficcanaso”.
E invece no! il Don era lì vicino al confessionale. Come mi vide entrare mi squadrò dalla testa ai piedi.
“Salve Don Aristarco”, gli dissi sorridendo, “Sono il testimone di Rossella e …”.
“So benissimo chi sei e che cosa sei venuto a fare; ti aspettavo da un bel po’. E’ da quando ti sei cresimato che non ti vedo in chiesa”.
A quelle parole mi si gelò il sangue nelle vene. Effettivamente era dal giorno dopo quella cerimonia che non mi presentavo al cospetto dell’Altissimo in Cattedrale; più precisamente da quando, io ed altri ragazzi, avevamo pisciato davanti alla porta della canonica per vendetta verso di lui e verso quelle troie da casino delle catechiste.
“Mettiti lì”, fece lui con tono perentorio, mentre entrava nel confessionale, “Mi raccomando, voglio che liberi la tua coscienza dai peccati della carne; so da fonti attendibili che ultimamente non righi dritto come dovresti”.
“Ecco fatto”, rimuginai, “Sicuramente Rossella ha vuotato il sacco nei miei confronti durante la confessione, e ora questo rottinculo mi chiederà conto di tutto quel che ho fatto”.

“Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, esordì il parroco da dietro la grata, “Sia lodato Gesù Cristo. Dimmi figliolo, ti ascolto”.
“Bé, veramente non saprei da che parte cominciare … e poi la mia vita è abbastanza monotona, in fondo mi divido tra lo studio e la casa dei miei, quindi non ….”.
“Alt!”, fece lui, “Guarda che se vuoi essere il testimone di Rossella, che è una pia ragazza, devi dirmi tutto, senza tacere nulla. Diversamente l’assoluzione te la puoi scordare!”.
A quelle parole, mi montò su una discreta incazzera, così mi dissi “Ok vecchio cazzone. Vuoi la verità? E sia! ma poi non ti lamentare”.
Così, con fare sadico, incominciai a raccontare.
“Padre ho molto peccato e mi sono lasciato tentare e sedurre dai piaceri dalla carne. Ho giaciuto con uomini, donne e transessuali, più e più volte. Mi sono prostituito volontariamente, vendendo per pochi soldi il mio corpo e la mia anima, fornicando con vari uomini e traendo da ciò piacere e godimento”.
Dall’altra parte c’era il silenzio più assoluto, così continuai.
“Mi sono travestito da sgualdrina, per soddisfare il puro piacere del sesso, facendomi poi possedere analmente da un altro maschio. Ho poi peccato ancor più gravemente, prestandomi a dei giochi erotici ben più perversi, come quello di farmi fare dei clisteri, oppure di farmi inserire una intera mano nel retto; tuttavia credo che il peccato più grave che abbia mai commesso, sia stato quello di farmi sodomizzare contemporaneamente da due uomini diversi e …”.

A quelle parole sentii un sonoro “crash!”, accompagnato da un pesante tonfo e da una sequela di bestemmie che chiamavano in causa direttamente l’Onnipotente.
Non capivo cosa fosse successo, così aprii la tenda di panno del confessionale e guardai al suo interno. Per terra c’era Don Aristarco, che mi guardava esterrefatto, con la cerniera dei pantaloni aperta e l’uccello di fuori in piena erezione.
La panca su cui era seduto aveva avuto la pessima idea di cedere proprio mentre lui si stava smanettando ascoltando la mia confessione. Il porco, a quanto pare, era proprio curioso di sapere i cazzi miei, in modo da farsi così un ricco raspone con sborrata finale.
“Ma Don Aristarco, che fa? Si smanetta mentre io mi confesso?”.
“Tu l’assoluzione te la puoi proprio scordare!!!”, mi urlò contro. “Pervertito, sacrilego, sodomita che non sei altro, e sei pure fortunato che esiste il vincolo del segreto confessionale!!!”.
“Ah sì, la mettiamo così? Allora aspetti che chiamo il sacrestano che è lì in fondo, così le dà una mano a rialzarsi”, feci io, nell’atto di andare via.
“No, no, no, fermo!!! che vuoi fare? Aspetta, forse sono stato precipitoso”, disse il parroco, mentre cercava faticosamente di ricomporsi. “Va bene, va bene, segreto per segreto lasciamo le cose per come sono. Facciamo che ti do l’assoluzione e tu ti levi dai piedi, ok?”.
“Per me va bene”, dissi sollevato “Facciamo così e amici come prima”.
Tornai dall’altra parte del confessionale e Don Aristarco pronunciò la formula dell’assoluzione.
Alché io risposi “Amen!”. Poi mi girai e me ne andai via, ringraziando – nel profondo del mio cuore – l’Eterno, che nella sua immensa saggezza aveva dato una bella lezione a quel bavoso moralista del Don.

Il giorno del matrimonio della mia amica ero emozionato come uno scolaretto, ma andò tutto bene. Don Aristarco mi guardava di sottecchi dall’altare, con gli occhi iniettati di sangue.
Alla fine della cerimonia, al momento della firma del registro, Rossella si avvicinò raggiante, poi mi abbracciò e mi baciò teneramente sulla guancia.
“Hai visto che non è successo niente? Don Aristarco mi ha detto che ti sei confessato e che è andato tutto bene”.
“Si!”, gli feci io, “Avevi ragione tu, mi stavo proprio preoccupando per nulla. Anzi, ti dirò, la confessione con Don Aristarco è stata proprio una passeggiata”.

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