Storia di un sodomita La villa, il mio padrone ed

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Storia di un sodomita La villa, il mio padrone ed
Durante tutta la settimana seguente alla perdita della mia verginità anale non riuscii a passare nemmeno un secondo senza pensare a quello che era accaduto alla villa, un tizio che si approfitta di me sodomizzandomi contro la mia volontà ed io che godo del suo cazzo che mi devasta il culo e gli chiedo di incularmi ancora, di farmi fare la troia, che gli succhio il cazzo, bevo la sua sborra ed accetto di essere sottomesso e dominato, che mi piego ai suoi voleri e godo a fare la sua puttana, e per di più tutte le volte che ricordo l’accaduto, che ripenso a quel cazzo che mi apre il culo e che per la prima volta nella mia vita mi fa raggiungere il piacere in un modo diverso, mi eccito e mi masturbo. In quella settimana pensavo di perdere la ragione ero combattuto da due forze opposte; una che si opponeva alla mia nuova identità sessuale venuta allo scoperto dopo i fatti della villa, quella di uomo fino ad allora attratto solo dalle donne, con modi di fare pacati e senza mai eccedere neanche nella vita privata e dall’ altra parte una zoccola impenitente che godeva ad essere sottomessa, usata ed abusata, che provava piacere a farsi rompere il culo con violenza, che godeva a succhiare un cazzo e farsi inondare la gola ed il viso di sborra. Alla fine prendo una decisione e dico che quello che era successo alla villa non deve più accadere, è successo una volta in un momento di debolezza e non ricapiterà mai più, rimuoverò quel ricordo e tornerò alla mia vita di sempre perché in fondo è quella la mia vita vera, quella che voglio, quella che è giusto vivere in compagnia della mia ragazza, tengo questi intenti fino al venerdì pomeriggio quando arriva una telefonata:
-Ciao Puttanella! Ti aspetto vieni subito che ho voglia di romperti il culo, muoviti ed obbedisci!-
Avrei voluto rispondere diversamente ma una sola frase uscì dalla mia bocca:
-Arrivo, parto subito padrone-. La puttana che viveva nascosta dentro di me aveva vinto! Da allora la mia vita è cambiata completamente.
Arrivato alla villa venni accolto da un omone gigantesco, alto quasi 2 metri, con spalle e braccia imponenti, era il giardiniere e custode della casa, tempo dopo venni a sapere che era straniero di madre brasiliana e di padre algerino e che si occupava della villa e di qualsiasi altra necessità avesse il padrone, tipo un maggiordomo. Era un tipo taciturno e dai modi di fare bruschi. Mi indicò dove parcheggiare e mi fece cenno di seguirlo, mi portò dentro una piccola depandance di legno all’ interno del parco e mi diede dei vestiti e mi ordinò: – Spogliati, levati i tuoi vestiti e indossa questi, obbedisci lo ha detto il padrone!- . Era un pantaloncino corto e stretto tipo quello che indossano gli atleti, molto piccolo metteva bene in mostra i miei glutei, ed una maglietta molto stretta e corta in vita che a fatica copriva il mio ombelico. – Solo questi? -. provai ad obbiettare, – Si muoviti, non perdere tempo il padrone ti aspetta! -. Mi intimò il custode. Mi denudai completamente sotto lo sguardo arrapato di quell’ omone ed indossai quegli straccetti che oltre a non coprirmi mettevano ben in mostra il mio culetto. Una volta vestito, il giardiniere mi fece cenno di seguirlo fino alla veranda che precedeva l’ingresso della villa, la seduto su una poltrona c’ era il padrone di casa che mi fece cenno di avvicinarmi a lui, una volta vicino a lui mi fece capire che dovevo inginocchiarmi ed una volta inginocchiato tirò fuori il suo cazzo già arrapato dai pantaloni, ordinandomi: – Sai cosa devi fare puttana, succhia!-. Quello era il suo modo di darmi il bentornato alla villa! Dovevo piegarmi davanti a lui ed obbedire! Dopo essersi fatto succhiare il cazzo a lungo ed avermi soffocato diverse volte con quella cappella grossa e dura che andava a massaggiarmi le tonsille, decise che era arrivato il momento di entrare nel mio culo e con fare deciso e brusco mi fece accomodare a pecorina sulla poltrona, mi strappò via i pantaloncini facendomi anche male e con decisione puntò il suo membro duro sulla rosellina del mio buchetto di culo e con un colpo secco entrò dentro di me. Urlai dal dolore, mi stava inculando a secco con forza e noncuranza per il mio povero culetto, mi penetrava in lungo ed in largo per tutta la lunghezza e larghezza del suo cazzo ed io nonostante il dolore ed il disagio per quello stato di sottomissione che subivo, cominciai a provare piacere in modo progressivo fino al punto che non riuscivo più a trattenerlo, cominciando a godere senza freno dicendo cose senza pudore e ritegno:
– Si godo…Mi fai male ma godo…. Si dai dammi il cazzo…di più fammi fare la tua troia….-
Quel cazzo mi faceva perdere la ragione e liberava gli istinti più a****leschi che impossessavano quella zoccola nascosta dentro di me.
-Ti piace troia vero….lo sapevo io che sei una troia…ti piace il cazzo ed io ti accontento, sai come te lo rompo questo culo da maiala che ti ritrovi….-. Mi penetrò a lungo messo a quattro zampe su quella poltrona, fino al punto di farmi arrossire le ginocchia….Il culo di che colore era diventato me lo posso solo immaginare. Mi inculò a lungo e con forza fino a farmi raggiungere tre orgasmi, uno più intenso e forte dell’ altro, alla fine mi sparò tutto il suo seme nel buco del culo inondandomi l’intestino, era la prima volta che mi sentivo l’ano inondato di sperma ed in quel momento mi sentii ancora più zoccola. Dopo aver goduto dentro di me mi disse: – Il fine settimana è appena cominciato per il tuo culo puttanella!…ora vieni che ti devo presentare degli amici. -. Io sconvolto dall’ inculata un poco perplesso gli dissi: – Ma sono nudo mi hai strappato i pantaloncini di dosso….-.
-Vieni non preoccuparti i miei amici non si formalizzano e poi devo fargli vedere il nuovo culetto che ho sverginato….-. Questo fu l’ inizio della mia frequentazione della villa che durò per alcuni mesi.

La Villa era una costruzione nuova immersa in un parco grandissimo con una piscina molto grande servita da una depandance in legno che fungeva da spogliatoio, io la ho sempre usata poco per il fatto che spesso il padrone mi costringeva a girare praticamente nudo o quasi e non importava se fossimo soli o in presenza di ospiti, io ero il suo giocattolo che veniva esibito ai suoi amici e che tutti dovevano vedere ma non toccare, molto spesso il padrone mi costringeva a succhiargli il cazzo oppure mi prendeva di forza facendo in modo di essere ben in vista agli ospiti presenti nella villa, gli piaceva mostrarmi, gli piaceva mostrare come mi usava, come dovevo obbedire, come mi puniva quando decideva di farlo, gli piaceva fargli sentire i miei gemiti di piacere quando mi sfondava il culo con forza, quando urlavo per il dolore che mi provocava. Gli piaceva fare capire che ero il suo giocattolo e che faceva di me quello che voleva, non c’era posto nella villa che non fosse adatto a questo scopo, il parco, la piscina, la cucina, il garage, le varie camere da letto e tutti i momenti erano buoni per sottomettermi a i suoi voleri e possedermi sia che fossimo soli o in compagnia, trovava un piacere particolare nel prendermi in presenza di altro personale di servitù, il giardiniere o il cuoco, gli piaceva fare capire che tra tutte le persone al suo servizio io ero il più sottomesso, la sua troia, il suo giocattolo sessuale. Un pomeriggio ricordo che erano presenti suoi amici invitati per un bagno in piscina ed un aperitivo a fine serata nel ben mezzo del ritrovo mi fece cenno di seguirlo nella stanza accanto a quella del ricevimento ed a porte aperte, così che tutti potessero sentire cominciò a sodomizzarmi con forza e brutalità. Mi inculò con tanto vigore che io non potei fare a meno di lamentarmi e urlare dal dolore, mi sfondo il culo senza riguardo ed alla fine dopo avermi fatto anche gemere per l’orgasmo raggiunto mi scaricò in viso tutto il suo sperma e poi mi ordino: – Troia vai di là e prendimi da bere! -. Io cercai di obbiettare dicendo che nella stanza accanto c’erano i suoi amici e che non volevo farmi vedere in quello stato ma lui con fare minaccioso mi fece capire che dovevo obbedire immediatamente altrimenti mi avrebbe punito severamente. Completamente nudo con il culo dilatato ed arrossato ed il suo sperma sul viso andai nella stanza accanto a prendergli da bere naturalmente passando accanto ai suoi amici che vedendomi arrivare cominciarono a prendermi in giro rivolgendomi frasi che alludevano al trattamento che avevo appena ricevuto: – Guarda quanta cremina bianca ti sei messo in viso….., Perchè cammini a gambe larghe? Ti brucia il buchetto? Buchetto? Guarda come è rosso e sfondato sembra il cratere di un vulcano, non parli? Hai perso la voce a forza di urlare? Ma tanto fai finta di lamentarti ora vai di la e ti fai cavalcare di nuovo…..- . Si prendevano gioco di me e mi deridevano e questo eccitava ancora di più il padrone il quale spesso dopo avermi esibito ricominciava ad abusare di me, ed io di tutto questo nonostante la sottomissione, le umiliazioni ed anche al dolore fisico che quelle sonore inculate mi provocavano, di tutto questo godevo sia fisicamente che mentalmente, non potevo farci niente ero una troia schiava del piacere anale, schiava del godimento che mi provocava quel cazzo quando entrava nel mio culo ed avrei fatto tutto quello che il padrone voleva pur di godere con il mio buco del culo, Schiava sessuale!

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