Le mutandine dell’ospite

Le mutandine dell’ospite
Per qualche mese all’estero usai le più famose app di dating, tra cui, ovviamente, Tinder. E devo dire che sono state piuttosto utili, perciò ritornato qui in Italia ho deciso di fare un tentativo. Una mattina appena sveglio apro l’app e inizio a scorrere tra le foto, incappando quasi subito in un match: era A., una graziosa ragazza ucraina della mia età.
Hi there! How’s going?
Dopo pochissimo ecco la sua risposta
Hi! Not bad, thanks, and you? What are you doing now?
Le risposi velocemente, mi chiese di vederci subito. Non ci credevo, sarà un fake? Oppure una ragazza in vacanza con poco tempo a disposizione? Bo, fatto sta che in un baleno mi ritrovai a lavare questi dubbi sotto la doccia. Ci accordammo di vederci in una famosa piazza della mia città dopo un’ora. Prima di uscire mi diede il suo numero chiedendomi di contattarla lì eventualmente, in quanto non aveva internet fuori dell’alloggio. Lo salvai e mi lanciai fuori casa. La mattinata era splendida, si stava da Dio. Arrivato al luogo dell’appuntamento riguardai le foto per cercare di riconoscerla, e in effetti non ci misi molto ad individuarla, eccola! Mah…aspetta, c’era un’altra ragazza con lei, questo non me l’aveva detto! E lei non era nemmeno questa bellezza, ma la sua amica… stupenda! Alta, fisico perfetto, dei leggins a farmi individuare la perfezione delle sue gambe. Ci presentammo e iniziammo a parlare un po’ in inglese, un po’ in italiano. E., la sua bellissima amica, non parlava che la sua lingua, perciò fu piuttosto difficile aprire un canale di conversazione con lei… a parole. I suoi sguardi però erano piuttosto comprensibili. Mi chiesero di portarle in giro per la città. Mentre con orgoglio davo sfoggio del mio lato ciceroniano, loro mi spiegarono che erano qui in vacanza giusto un paio di giorni, che A. conosceva molto bene l’Italia in quanto ha fatto l’erasmus a Bologna, che avrebbe voluto ritornare a vivere qui dopo la laurea. Camminammo molto, finchè verso sera ci ritrovammo in un bar a bere. Andai in bagno e quando tornai le vidi preoccupate, che parlavano tra loro: chiesi se andasse tutto bene e A. mi rispose che l’host della casa dove alloggiavano le aveva scritto che per un’urgenza l’indomani avrebbe dovuto lasciare l’Italia e che quindi doveva disdire la prenotazione per la notte seguente. In pratica loro non sapevano dove andare a dormire il giorno dopo. L’idea mi balenò subito, ma attesi qualche minuto. Finii il mio vino e proposi loro di farle dormire da me, ovviamente gratis, anzi, avrei preparato loro una squisita cenetta. Mi guardarono assolutamente grate per la proposta. Facemmo un ulteriore giro, ed E. provò a parlare con me in un inglese stentatissimo. Le chiesi un po’ di lei, mi disse che lavorava in ufficio ma la sua passione era la palestra. Tirò fuori il suo cellulare e mi mostrò alcune foto in cui posava per una collezione di costumi da bagno, rimasi allibito dalla perfezione del suo corpo. La riempii di complimenti, lei mi guardava con aria soddisfatta e lasciva. Cazzo, pensavo, se mi faccio questa qui appendo le palle al chiodo. Con mia grande delusione mi dissero che erano stanche e che volevano tornare all’alloggio. Proposi loro di lasciare le valigie da me la mattina seguente, così potevano girare tranquillamente per la città, io ero impegnato durante il giorno ma le avrei aspettate per la cena. Cercai di far capire a E. in un sol sguardo tutto quello che avevo da dirle, mentre mi salutava salendo sul bus. Mi rispose con un sorriso misterioso. Tornai a casa frastornato per l’avventura. Aprii facebook e mi arrivarono le loro richieste di amicizia. Dopo cena iniziai a sfogliare l’instagram di E., non potendo fare a meno di masturbarmi: era bellissima cazzo, una modella. La mattina seguente suonarono e mi lasciarono le loro valigie, dandomi appuntamento per il tardo pomeriggio. Uscii di casa ma non potei che pensare a lei. Dopo pranzo mi liberai dagli impegni per fare spesa e per sistemare un po’ la stanza, non volevo fare brutta figura. Mentre rifacevo il letto vidi i loro bagagli nell’angolo, e fu un lampo: mi gettai sul borsone di E., lo aprii facendo attenzione alla disposizione del contenuto. Mi fermai un attimo a pensare se era giusto o no una cosa del genere, ma ricordandomi il corpo di lei mi convinsi. Estrassi un tablet, un phon e dei vestiti, finchè non arrivai a una sacca scura. La aprii e svuotai il contenuto sul pavimento: c’erano dei calzini e due paia di mutandine. Uno nero, di pizzo, elegante, L’altro violaceo, con una fantasia di fiorellini di vari colori. Strinsi entrambe le mutandine sul naso e respirai con decisione: signori, l’odore del paradiso. Un aroma così denso e dolce di ragazza che non sentivo da tanto, da troppo. La paura e l’eccitazione di essere scoperto era altissima, come se E. potesse entrare da un momento all’altro e scoprirmi in quel modo, accovacciato accanto alla sua borsa con le sue mutande sporche in mano. Questa perversione era nuova per me, mi sentivo sporco, colpevole, ma allo stesso tempo eccitatissimo. Il mio cazzo stava scoppiando, perciò le presi e le portai in bagno. Lo tirai fuori e iniziai a segarmi pensando a lei che le indossava, assaporando il suo odore buonissimo. Poi le aprii sul lavandino per vederle meglio, e mi accorsi di un dettaglio devastante: quelle nere erano sporche di umori. Un alone biancastro ricopriva gran parte del sottile cavallo. A quella vista rischiai l’infarto. Si era toccata la sera precedente? A chi pensava? Forse pensava a me? Le presi e le portai al naso ancora una volta, poi la perversione mi prese completamente: volli macchiarle anche io col mio sperma. Le misi attorno al mio cazzo pulsante e continuai la masturbazione. Bastarono pochi colpi e il flusso uscì copioso. Mentre esplodevo in un orgasmo senza precedenti feci attenzione a schizzarle per bene. Ritornato in me dopo la petite mort, velocemente rimisi le mutandine nel sacco, richiusi il borsone e iniziai la preparazione della cena: le ragazze dovevano essere a momenti.

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