Tre settimane… e mezzo

Tre settimane… e mezzo
Se c’è una cosa che mi ha sempre mandato in bestia, è la mancanza di chiarimenti. Dopo il mio primo incontro hot con Alberto, avevo passato giorni di angoscia, continuando a rimuginare su quanto avessimo fatto, e se quel momento avesse sancito la mia omosessualità. Di sicuro qualcosa era cambiato dentro di me, ed era anche cambiato il modo con cui vedevo e desideravo il sesso. Se infatti fino a quel giorno i miei pensieri erano quasi sempre focalizzati sulle ragazze, dopo quel pomeriggio di trasgressione iniziai a capire che dalla mia vita avrei potuto avere di più. Quei brividi che sentivo ogni volta che mi imbattevo in qualche stampa ottocentesca sui libri di storia, in cui si vedevano soldati napoleonici combattere strenuamente con le divise lacere che lasciavano intravedere corpi nudi, con i muscoli tesi, sarebbe potuto diventare realtà. Ormai avevo provato il piacere di due corpi maschi, nudi, avvinghiati, e mi ero inebriato del profumo del sesso di un altro uomo.

I sensi di colpa, il pensiero di aver fatto una cosa sbagliata, la vergogna che qualcuno lo potesse venire a scoprire, oscuravano quasi completamente il piacere che avevo provato. Un piacere che volevo al più presto riprovare. Dopo tutto, questa cosa poteva restare per sempre un segreto tra me e Alberto, e io non vedevo l’ora di concedermi ancora, nudo, tra le sue braccia. E allora, com’era possibile, che dopo anni di amicizia e complicità, Alberto non avesse più intenzione di vedermi? In fin dei conti, quel giorno ci lasciammo andare sulla base di un suo desiderio. Eravamo stati bene entrambi. Avevamo goduto entrambi. Perché mi evitava? Perché mi aveva congedato in maniera così fredda e sgarbata? Avevo bisogno di vederlo, di parlargli. Avevo bisogno di una spiegazione.

Passò quasi un mese, anzi, passarono precisamente tre settimane e mezzo, fino a quando un giorno decisi di rompere gli indugi e di affrontarlo direttamente. Lo aspettai sotto casa, e quando uscì per recarsi in palestra, mi avvicinai e lo salutai. Non riuscivo nemmeno a guardarlo in faccia dall’imbarazzo, ma gli chiesi come stava, e gli dissi che avevo assolutamente bisogno di parlare con lui. Lui, quasi raggelato dalla mia richiesta, si fermò, e con un filo di voce mi disse che anche lui doveva dirmi delle cose: “… Se vuoi, puoi venire da me domani pomeriggio, che sarò a casa da solo… Così parliamo. Adesso lasciami andare. A domani…”.

Avevo fatto bene? Avevo fatto male? Ero agitatissimo, però ero contento di averlo visto, di aver constatato che non sembrava arrabbiato con me, e che mi aveva dato appuntamento per il giorno seguente. Forse restai senza respirare due minuti… non ricordo… ma una cosa è certa, il cuore mi batteva fino quasi a scoppiare. Tornai a casa più disteso, felice, ed eccitato. Più tardi iniziai a fantasticare su come si sarebbe potuto sviluppare l’incontro del giorno dopo. Sognavo di trovarlo nudo ad accogliermi. Sognavo di sentire il suo abbraccio, e di sentirlo eccitato. Di toccarlo. Sognavo di sentire le sua mani prendermi il viso e baciarmi avidamente. Così chiusi gli occhi e iniziai a toccarmi, pensando di essere già lì con lui…

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